Innovazione e sostenibilità per le aziende del futuro, linee guida

Economia verde: un case study 

Nove anni fa un’impresa del nostro paese ha cominciato a produrre tessuti puntando su una materia prima molto economica. L’impegno dei suoi fondatori però nasceva da un desiderio nobile: azzerare il rilascio di rifiuti nell’ambiente. Grazie al sostegno scientifico del politecnico di Milano dunque l’azienda ha dato il via alla sua produzione.
I nuovi tessuti sono stati così ottenuti riciclando i materiali di scarto della lavorazione delle arance.
L’idea si è dimostrata vincente: i produttori di succhi e conserve hanno colto l’occasione per liberarsi dei loro scarti di produzione.
Lo smaltimento di questi ultimi del resto aveva in precedenza per loro costi importanti.
L’industria della moda dal canto suo avvertiva da tempo il bisogno di rinnovarsi. Ne ha colto l’opportunità acquistando queste stoffe, proponendo una diversa qualità di prodotti, nuovi valori per i brand e una nuova immagine.

Economia circolare e Agenda ONU 2030

Cosa è accaduto con la nascita di questa azienda alla quale ne sono seguite altre nell’arco di pochi anni? 

  1. Che gli scarti delle arance non sono stati buttati via ma sono stati reintrodotti nel ciclo produttivo generando nuovo valore. 
  2. Non sono stati prodotti tessuti sintetici o tessuti realizzati con materiale vergine, risparmiando all’ambiente un peso importante.
  3. È stata utilizzata una materia prima legata all’economia di un territorio specifico, quello in cui ha sede l’azienda di tessuti. 
  4. La produzione è avvenuta pressoché a km 0, a basso costo e ha creato in Italia opportunità di lavoro nel rispetto delle leggi che lo tutelano. 

I primi due punti spiegano bene  principi dell’economia circolare.

La storia intera invece richiama molti dei 17 obiettivi elencati nell’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
L’economia circolare e la bioeconomia del resto sono al centro della strategia messa appunto dall’Unione Europea per lo sviluppo sostenibile da quasi una decina d’anni.

Innovazione e sostenibilità: i modelli di domani

La lunga vita dei prodotti e la loro reimmissione nei processi economici dovranno quindi diventare il meccanismo che sostituirà l’economia lineare. Quest’ultima fondata sulla sequenza:  materie prime -> produzione -> distribuzione -> rifiuti, sarà progressivamente superata. 

L’esperienza dell’industria di tessuti raccontata sopra, quelle che sono venute dopo, l’agenda ONU e i piani UE ci indicano assieme una direzione. Ci mostrano chiaramente come innovazione e sostenibilità saranno le nuove parole chiave da applicare ai modelli produttivi di domani.

Orientamento per le aziende

Innovazione e sostenibilità: una videointervista

Le domande che forse ti poni da tempo sono: cosa comporta tutto questo per le aziende? Quali passi deve compiere un’azienda oggi per rispondere alle esigenze di innovazione e sostenibilità?

Di questi argomenti abbiamo parlato con Alessio Alberini consulente per la comunicazione della sostenibilità nella diretta Instagram realizzata qualche mese fa. Se lo desideri puoi vedere qui la registrazione.

Primo: considerare le opportunità

Facciamo eco ad Alessio per dare una prima risposta a queste domande. Il primo “step” consiste nel pensare a innovazione e sostenibilità non più come a oneri di cui farti carico.

L’innovazione verde è prima di tutto un’opportunità di business. La conversione green procura considerevoli risparmi sui costi di produzione perché lega quest’ultima alle energie rinnovabili. Al risparmio energetico inoltre contribuiscono impianti meno dispersivi. L’innovazione ecologica ti permetterà ancora di risparmiare sui costi delle materie prime. Queste ultime infatti provengono in una certa misura da materiale di scarto. Il materiale di partenza tra l’altro è spesso reperibile a breve distanza. La produzione sostenibile fondata sull’economia circolare ti permetterà inoltre di intercettare nuove aree di mercato perché lavorerai con materiali differenti a costi più bassi.

Poi misurare la propria posizione

Vinto il timore iniziale il passo concreto da compiere è quello di stabilire la collocazione della tua azienda rispetto all’obiettivo della sostenibilità. Esiste un criterio di valutazione chiamato LCA (Life Cycle Assessment) che tiene conto dell’insieme di processi su cui si basa la fornitura di un servizio o la realizzazione di un prodotto. Nella valutazione sono inclusi anche la distribuzione al pubblico e il ciclo di vita delle merci realizzate.

Quindi un piano d’azione

Dopo avere fatto “il punto” della situazione devi compiere il terzo “step”, cioè la definizione di obiettivi precisi in linea con la specificità della tua azienda. Da questi ultimi bisognerà elaborare strategie che poi confluiranno in un piano d’azione. Come avrai già intuito non puoi fare tutto questo da solo ma devi avvalerti di specialisti esterni all’azienda. Il supporto dei consulenti non sarà utile soltanto per rispondere alle esigenze di innovazione e sostenibilità. Gli esperti aiuteranno anche il tuo personale interno ad orientarsi e agire nel nuovo contesto produttivo.

Innovazione e sostenibilità: non “perdere il treno”

Se è importante mantenere un approccio positivo volto a intercettare le opportunità offerte dall’innovazione, occorre anche pensare allo svantaggio che può comportare rinunciarvi. Nel momento cui cui l’economia circolare diventerà il fondamento dei nuovi processi produttivi il rischio a cui si va incontro nelle lunghe distanze è quello di un ruolo marginale sul mercato. Alessio Alberini paragona l’importanza della sostenibilità oggi a quello che ha rappresentato la digitalizzazione ieri. Chi non ha voluto o potuto seguire la conversione digitale non ha continuato a svolgere la propria attività.

Scelta green e immagine aziendale

Fra i benefici apportati da innovazione e sostenibilità non bisogna dimenticare il valore economico della brand reputation. A questo proposito bisogna ricordare come sui traguardi fino a ora raggiunti nel nostro paese hanno avuto un ruolo importante le opinioni dei consumatori. Il IX Rapporto sull’impegno sociale delle aziende in Italia  promosso dall’Osservatorio Socialis e  realizzato dall’Istituto Ixè, conferma la crescita degli investimenti da parte delle aziende italiane  nelle iniziative di responsabilità sociale e sostenibilità. Quest’ultima sembra avere un ruolo centrale e l’immagine aziendale figura tra i maggiori fattori i spinta. La stessa indagine rivela pure la sensibilità elevata da parte dei consumatori sul tema di innovazione e sostenibilità.
Gli italiani sotto questo aspetto risultano essere un popolo consapevole e civilmente impegnato.

Comunicazione appropriata e greenwashing 

Come anche tu avrai già intuito, quindi, il piano di rinnovamento aziendale deve accompagnarsi a un opportuno piano di comunicazione. Anche su questo aspetto è consigliabile la consulenza di personale specializzato esterno all’azienda. È la comunicazione svolta in modo etico e corretto infatti che permette all’impresa di raggiungere i propri obiettivi di marketing. Il greenwashing ad esempio è la prova tangibile di ciò che può produrre una comunicazione sbagliata. Ingannare il pubblico nascondendo fasi inquinanti all’interno del percorso produttivo sulle lunghe distanze non paga. Non premia neppure enfatizzare aspetti del tutto marginali nella realizzazione dei beni da distribuire. Occorre ricordare inoltre che di tutto ciò sconta il prezzo l’ambiente che è l’habitat delle risorse di tutti.

Innovazione e sostenibilità: formazione permanente

L’ultimo passo da compiere per imboccare il percorso di innovazione e sostenibilità corrisponde alla formazione propria e del proprio personale. Come sottolinea Alessio Alberini la scarsa conoscenza rappresenta un fattore di ostacolo al cambiamento.

L’apprendimento continuo è del resto la via che permette a ogni professionista di comprendere i mutamenti a cui è soggetto il mercato. È appunto la conoscenza che permette  di immaginare i cambiamenti e, dopo, portarli a termine muniti di consapevolezza e facoltà di controllo.

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